Sfida in Rima a “Contrasto”

Questa sfida tra Antonio Toni e Pietro Fabbri è un documento prezioso di una tradizione che sta scomparendo: il contrasto in ottava rima. È un’arte che affonda le radici nella storia rurale e letteraria dell’Italia centrale (Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo in particolare).
Ecco un saggio che analizza il contesto storico e il valore tecnico della sfida che hai condiviso.

Cenni Storici: L’Ottava Rima a “Contrasto

L’ottava rima è la “misura d’oro” della letteratura italiana. Nata nel Medioevo e consacrata da Boccaccio, divenne la struttura dei grandi poemi cavallereschi di Ariosto e Tasso. Tuttavia, parallelamente alla lingua dei dotti, è sopravvissuta per secoli una forma orale e popolare: l’improvvisazione “a braccio”.


La Struttura Metrica
L’ottava è composta da otto versi endecasillabi. Lo schema delle rime è rigoroso:

ABABABCC I primi sei versi (a rima alternata) servono a tessere la narrazione o l’argomentazione, mentre il distico finale (a rima baciata) ha il compito di chiudere il concetto, spesso con una sentenza, una battuta di spirito o una sintesi folgorante.

Il Valore Sociale

Storicamente, i poeti a braccio erano pastori o contadini, spesso semianalfabeti, ma dotati di una memoria prodigiosa e di una profonda conoscenza dei classici. La sfida (o “contrasto”) non era solo intrattenimento, ma una forma di dialettica sociale dove si discuteva di politica, morale o, come in questo caso, di un passaggio di testimone generazionale.

Analisi dell’Acume dei Due Poeti

Nella registrazione, l’acume dei due poeti si manifesta nella capacità di rispettare la metrica mentre si risponde “per le rime” (un’espressione che nasce proprio qui) alle provocazioni dell’avversario.
Antonio Toni: Il “Leone” Anziano
Toni incarna il ruolo del veterano. Il suo acume è di tipo autoironico e strategico.

  • L’uso dell’esperienza: Ammette subito la vecchiaia (“le molle scaricate”, “le rughe sulla fronte”), ma lo fa per disarmare lo sfidante.
  • La difesa del territorio: Quando Fabbri lo punzecchia sul vino o sulla lentezza, Toni risponde con una saggezza rurale: la rima non deve essere solo tecnica, ma deve avere il “cuore”.
  • La padronanza: Chiude le ottave con distici che richiamano la convivialità (la porchetta, il vino), dimostrando di saper gestire l’umore del pubblico.
    Pietro Fabbri: Il Giovane Sfidante
    Fabbri mostra un acume più aggressivo e dinamico, tipico di chi deve dimostrare il proprio valore davanti a un maestro.
  • L’attacco puntuale: Non usa concetti astratti, ma “riprende” le parole dell’avversario. Se Toni cita il prete, Fabbri rilancia sulle “donnette sanguisughe”.
  • Il ritmo: La sua parlantina è più veloce, cerca di mettere alle strette il vecchio poeta accusandolo di ripetitività o di essere “occupato” mentalmente.
  • Il rispetto finale: Nonostante l’aggressività agonistica, il suo acume brilla nel congedo, dove riconosce a Toni il ruolo di “professore”, garantendo la continuità della tradizione.

Giudizio Critico

La sfida è di alto livello per spontaneità e coerenza. Il momento di massimo acume intellettuale si raggiunge quando i due passano dal “farsi i dispetti” al riflettere sulla natura stessa della poesia (“non serve andare a scuola se nel cuore ne abbiamo abbastanza”).
È affascinante notare come, nonostante qualche lieve imperfezione metrica dovuta all’improvvisazione dal vivo, entrambi mantengano la cadenza endecasillabica, dimostrando che per loro l’ottava rima non è un esercizio di stile, ma una vera e propria “lingua madre” del pensiero.
Nota di merito: Il riferimento di Toni a Libero Bravi (un altro gigante dell’ottava rima laziale) eleva la sfida da semplice chiacchierata a un evento inserito in una vera e propria genealogia di poeti popolari.

Trascrizione:
Antonio Toni
Si sono scaricate in me le molle,

che in gioventù le avevo sempre pronte.
C’ha colpa un po’ anche il prete de’ Colli,
che m’ha fatto venì le rughe sulla fronte.

Io so che il san Pa’ Pietro ancor gli bolle,
e le rime lo sole ha sempre pronte.
È un poeta segnato il giudizio,
la volpe muta il pelo ma non il vizio.

Pietro Fabbri
Mi stai spingendo verso un precipizio,

e adesso apertamente te lo dico.
A me al tuo canto hai dato inizio,
però dentro ci casco, senz’amico.

Tu non pigliar la colpa al prete de’ Colli,
però ripensa un po’ al tuo vizio antico.
Se in faccia son venute un po’ di rughe,
son state le donnette sanguisughe.

Antonio Toni
La battaglia con Pietro l’ho finita,

e il canto mio va per un’altra meta.
Come diari accade nella vita,
ho visto qui arrivà un altro poeta.

La mia memoria dall’estasi rapita,
e al sussulto dei cuor a ognuno li allieta.
Io saluto e stringo la mano,
a Libero Bravi, il poeta daciano.

Libero Bravi
Ma che sei partito da lontano,

m’aveva spronato Bravi a tutto galoppo.
E come amico t’ho dato la mano,
però di vino ci hai messo troppo.

Toni t’ha letto Libero daciano,
però secondo me ce l’ha un intoppo.
Perché secondo lor che sei arrivato,
Libero tu non sai, ma sei occupato.

Antonio Toni
Va bene il ma saluto a te che m’hai cantato,

e ai poeti che mi son davanti.
Mentre mi scuso, ultimo arrivato,
e lo faccio con un saluto a tutti quanti.

Di fatto amici miei, perché ho tardato,
e la vecchiaia l’ha diceva a tanti.
Quando un vecchio non può camminare,
certo che tardi deve arrivare.


Pietro Fabbri
Fai male scuse, chi le sa trovare,

così si pensa dalla parte mia.
Perché chi sbaglia e non si sa scusare,
penso che dovrà dire una bugia.

Ma adesso giunto sei, è un altro affare,
di cui dovresti cantar in poesia.
La gente accetterà questa tua scusa,
purché tu non restassi a bocca chiusa.

Antonio Toni
S’è tolto di poter cantare, prego alla musa,

che mi dia aiuto in questa circostanza.
Io non ci resterò con bocca chiusa,
però di rima non ce n’ho abbastanza.

Sinceramente mia sarà confusa,
intanto io risaluto a tutta Franza.
E un saluto distinto e assai cordiale,
lo mando al prete di San Girolamo.

Pietro Fabbri
E anch’io da parte mia ripeto uguale,

anch’io da parte mia faccio richiesta.
La gente sta qui assai giovinare,
oggi a rimembrare questa festa.

Siccome mi pensasse qui ogni tale,
penso sparisca il senso di protesta.
Pensate amici che ogni festa è bella,
che tutto riavvicina e riaffratella.


Antonio Toni
Questo credo che sia la più bella, per quanto inteso e ho sentito dire. Non so se colta sia sulla padella, o sulla pietra, non lo saprei dire. Ma so che è stata una serata bella, come ripeto l’ho sentito dire. Così un saluto glielo mando in fretta, a colui che m’ha offerto la porchetta.
Pietro Fabbri
Se lui la vuole dategli una fetta, almeno al modo come che ha cantato. Sappi dalla mia parte non si accetta, io quando son venuto avevo cenato. Però l’offerta sempre si rispetta, un brindisi faccia a chi ci ha mangiato. E con l’augurio sempre di chi ascolta, che presto se ne faccia un’altra volta.

Antonio Toni
È proprio vero, Pietro m’ha risposto, e in rima ha dato la sua conclusione. Ma io nel mio cantar rimango al posto, e non m’importa della tua opinione. Se il vino nel mio corpo s’è deposto, mi dà la forza per la produzione. E se la rima mia non è perfetta, colpa non è del vino, ma della fretta.
Pietro Fabbri
La fretta è cattiva consigliera, e Toni lo sa bene, il vecchio saggio. Lui canta dalla mattina alla sera, ma ormai ha finito tutto il suo viaggio. La rima sua è come una preghiera, che non ha più la forza né il coraggio. Io sono il nuovo che avanza sul sentiero, mentre il suo canto è diventato nero.
Antonio Toni
Nero sarà il tuo occhio, giovincello, che non rispetta più l’anzianità. Io vado ancora avanti col cervello, e canto sempre la mia verità. Tu credi d’esser diventato bello, sol perché hai vent’anni di un’età. Ma la rima non è solo un vanto, bisogna aver il cuore dentro al canto.
Pietro Fabbri
Il cuore ce l’ho anch’io, non dubitare, e batte forte per questa poesia. Ma tu non sai più come continuare, e cerchi sempre la medesima via. Ti piace troppo stare lì a mangiare, e a bere il vino in allegra compagnia. Ma il pubblico che ascolta qui presente, vuole sentire un canto intelligente.
Antonio Toni
L’intelligenza non ti manca affatto, ma ti manca la scuola della vita. Tu vuoi concludere subito il contratto, prima che la battaglia sia finita. Io sono come il cane contro il gatto, e ho la lingua sempre ben munita. Ti saluto con l’ultima stoccata: la tua rima mi sembra una frittata.
Pietro Fabbri
La mia frittata è buona da mangiare, e piace a tutti quanti qui dintorno. Ma tu non sai più come rimare, e giri sempre come il cane intorno. È giunta l’ora di lasciar andare, prima che arrivi il sorgere del giorno. Io ti ringrazio per la compagnia, ma ormai la rima è tutta quanta mia.
Antonio Toni
Mi sembra che la rima s’è scaldata, e Pietro cerca di portarmi al fondo. Ma la mia nave non è mai affondata, nemmeno se crollasse tutto il mondo. La voce mia non l’ho mai risparmiata, e canto ancora in questo girotondo. Ma vedo che la gente è soddisfatta, della rima che qui s’è barattata.
Pietro Fabbri
È vero, Toni, la gente è contenta, di questa sfida che abbiamo intrapreso. Nessuno qui di certo si lamenta, del tempo che per ascoltarci ha speso. La rima tua è come una tormenta, ma il mio spirito non è mai stato arreso. Siamo arrivati ormai alla conclusione, con questa bella e antica tradizione.
Antonio Toni
Tradizione che mai dovrà finire, finché ci sono giovani come te. Che hanno ancora voglia di sentire, e di cantare il perché e il percome. Io sento che mi sto per ammutolire, ma porto alto della rima il nome. Un saluto a chi ci ha dato ascolto, con il sorriso sopra d’ogni volto.
Pietro Fabbri (Congedo finale)
Il sorriso sia l’ultima parola, che chiude questa nostra breve danza. La poesia è l’unica che vola, e che ci dà una luce di speranza. Non serve andare a studiare alla scuola, se nel cuore ne abbiamo abbastanza.
Saluto Toni, il grande professore, e a tutti quanti auguro il buonumore.
Antonio Toni (Congedo finale)
E allora chiudo, e metto il punto e basta, perché la voce ormai mi vien meno. La rima mia è come una pasta, che s’è mangiata col cielo sereno. L’amicizia tra noi non si guasta, e camminiamo sempre col freno. Addio a tutti, e grazie dell’invito, il canto mio con questo è finito.


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