Le Gesta “eroiche” del Bertoldo di Morano

C’era una volta a Morano, verso la fine del secolo scorso, un contadino che sembrava uscito dritto dritto da una pagina scartata dal Boccaccio per eccesso di furbizia: Bertoldo.

Le sue trovate erano talmente leggendarie che in paese non si diceva più “chi la fa l’aspetti”, ma si citavano direttamente con aneddoti e paragoni le sue gesta. La sua carriera di filosofo dell’arrangiarsi non lo abbandonò mai e nemmeno in terra d’Austria, quando fu richiamato per la Grande Guerra.

Immaginatevi la scena: Bertoldo, che fino al giorno prima l’unico assalto che aveva visto era quello delle galline al mangime, si ritrova soldato del Regno. La sua compagnia è pronta al grande balzo: l’assalto alla baionetta. Per convincere i poveri fanti a correre verso il nemico invece che verso casa, i superiori decisero di usare un’arma segreta: l’Anice.

Mentre gli ufficiali sbraitavano discorsi patriottici sul Re e sulla Patria che facevano tremare le montagne, i soldati venivano “carburati” con dosi generose e inusuali di liquore. L’idea dei comandi era semplice: un soldato sobrio vede la morte e scappa, un soldato sbronzo d’anice vede gli austriaci e pensa siano parenti lontani da abbracciare con la baionetta.

Guerrino, però, l’anice lo amava, ma la pelle la amava di più. Mentre i suoi compagni cominciavano a cantare inni patriottici con la lingua felpata e lo sguardo perso nel vuoto, lui sorseggiava con estrema moderazione, calcolando millimetricamente la distanza tra la gloria eterna e un fosso sicuro.

Venne il momento dell’assalto e… mentre il grido “Savoia!” squarciava l’aria insieme alle bottiglie rotte, Bertoldo decise che era giunto il momento di adottare tutta la sua “eroica arguzia”…

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