Se la Puglia ha la Taranta e la Campania la Tammurriata, l’Italia centrale — tra Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria e Molise — risponde con il Saltarello. Non è solo una danza, ma un rito sociale che per secoli ha scandito il tempo della mietitura, della vendemmia e delle feste nuziali.
1. Le Origini: Tra Antica Roma e Medioevo
Il nome deriva chiaramente dal verbo latino saltare. Già nelle fonti medievali (XIV secolo) si trovano riferimenti al “saltarello” come danza di corte, ma la sua anima popolare è molto più antica.
- Radici rurali: Il salto non era solo un vezzo estetico, ma un richiamo alla terra. Nelle comunità contadine, danzare serviva a scaricare la fatica del lavoro nei campi e a corteggiare in modo codificato ma energico.
- Evoluzione: Mentre nelle corti diventava una danza misurata, tra le montagne dell’Appennino manteneva una natura estatica e quasi frenetica, legata alla resistenza fisica.
2. L’Anima Musicale: L’Organetto
Il vero protagonista indiscusso del Saltarello moderno è l’organetto diatonico (fisarmonica a bottoni).
Prima della sua diffusione (avvenuta verso la fine dell’800), il ritmo era dettato dalla zampogna, dalla ciaramella o dal tamburello. Con l’arrivo dell’organetto, la musica ha guadagnato una spinta ritmica nuova:
- Il Mantice: Il movimento del mantice crea un “respiro” che obbliga i ballerini a seguire un tempo serrato.
- La Struttura: Si basa su schemi ripetitivi che portano chi ascolta in una sorta di trance ipnotica, ideale per la danza comunitaria.
3. Geografia delle Varianti
Non esiste “un” Saltarello, ma tante sfumature quante sono le vallate appenniniche:
- Saltarello Amatriciano (Lazio): Caratterizzato da un tempo velocissimo e un uso virtuosistico dell’organetto.
- Saltarello Marchigiano: Più legato alle tradizioni del “ballo a saltarello” rurale, con figure coreografiche complesse.
- Saltarello Abruzzese: Spesso accompagnato dal canto a “stornello”, dove la musica si ferma per lasciare spazio alla sfida improvvisata tra poeti popolari.
- Saltarello Umbro: Seguiva il canto del maggio o la Passione di Cristo descritta in versi dai poeti locali finite i quali ci si abbandonava al turbinio della danza accompagnata dal suono dell’organetto.
4. La Riscoperta: dal Declino al Revival
Nella metà del ‘900, con l’industrializzazione e l’abbandono delle campagne, il Salterello ha rischiato di scomparire, etichettato come qualcosa di “vecchio” o “grossolano”.
Tuttavia, negli ultimi vent’anni stiamo assistendo a una straordinaria riscoperta:
- Festival: Eventi come il Saltarello Festival in Abruzzo o i raduni di organetti nelle Marche attirano migliaia di giovani.
- Contaminazione: Gruppi folk-rock e world music hanno iniziato a inserire l’organetto e i ritmi del salterello in contesti moderni, portandolo fuori dai confini regionali.
- Identità: Per le nuove generazioni, imparare il salterello significa riappropriarsi di una “identità appenninica” che era stata dimenticata.
Curiosità: A differenza di altri balli, nel Saltarello tradizionale il contatto fisico tra uomo e donna è minimo. Tutto si gioca sugli sguardi, sui saltelli coordinati e sulla capacità di “reggere il tempo” del suonatore.
Questa Saltarello è stato registrato nel 1980 durante la Sagra della Bruschetta.






