L’occhio della zappa

Tra Ritirata e Sciacallaggio: L’ombra dei “Ladrioti” su Morano

Nelle fasi concitate del passaggio del fronte, il territorio nocerino-gualdese divenne teatro di una sistematica e spietata razzia di bestiame e viveri. Le truppe tedesche, ormai in rotta ma ancora temibili, attraversavano le campagne depredando a suon di minacce a mano armata i contadini della zona, già stremati da anni di privazioni.

I canti spavaldi e cadenzati del battaglione in marcia erano costantemente seguiti da un frastuono sgraziato: il rumoreggiare variopinto di un enorme gregge composto da pecore, maiali, vacche e ogni sorta di bestiame. Questi animali, sottratti con la forza lungo il cammino agli allevatori locali, rappresentavano il “rifornimento semovente” destinato a nutrire quel piccolo esercito in ritirata, che non esitava a fare terra bruciata dietro di sé.

Gli abitanti di Morano osservavano quel passaggio dalle finestre socchiuse o dai bordi delle strade, e nei loro cuori non c’era traccia di solidarietà. Avrebbero voluto gridare la propria rabbia, ribellarsi a quel furto palese del loro unico sostentamento; tuttavia, il desiderio di rivolta era sistematicamente soffocato dalla “debolezza da fame”, un’apatia fisica e morale che spingeva la popolazione a più miti e prudenti propositi. Per la gente comune, la guerra era stata fino ad allora un evento visto da lontano, un turbine che non aveva mai generato un vero impegno militare-politico di popolo, né in senso “pro” né “anti” regime.

In questo vuoto di potere e di ideali, ad imbracciare il fucile erano rimasti solo gli ultimi eredi dei briganti locali. Questi facinorosi, abituati a vivere ai margini della legge, avevano improvvisamente sposato le tesi della Resistenza, ma lo avevano fatto con la spavalderia solita di chi si affretta a saltare sul carro dei vincitori all’ultimo momento. Senza condividerne minimamente gli ideali patriottici o i valori morali, continuarono la loro attività truffaldina sotto nuove insegne. La saggezza popolare, sempre pronta a smascherare l’ipocrisia con un lampo di ironia, li aveva prontamente ribattezzati con un neologismo calzante: non patrioti, ma “ladrioti”.

Tra questi gruppi di sbandati e opportunisti si distinsero anche i componenti di una nota famiglia di Morano. Mossi non da spirito di liberazione, ma da una brama predatoria, decisero che era giunto il momento di sfidare la sorte. Armi alla mano e favoriti dalla conoscenza del terreno, scelsero di derubare i derubatori: con il solo intento di impossessarsi di quel bestiame razziato, organizzarono un temerario assalto alla coda della carovana tedesca, dando il via a uno scontro dove il confine tra guerriglia e furto diventava sempre più sottile…

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