La strana Caccia

Uno degli utilizzi dell’ottava rima era quello di raccontare fatti curiosi o tragici della vita contadina per intrattenere il vicininato. Tra i maestri di questa forma d’arte si distingueva Settimio Riboloni, poeta in ottava rima che cantava con ironia le vicende più insolite della sua epoca. Una di queste celebri “satrie” (satire): narra la vicenda di un cacciatore addormentato risvegliato dal colpo del fucile involontariamente azionato da una lepre.

Con la sua maestria letteraria, Settimio Riboloni descrive la scena con un’ironia sottile ma efficace, trasportando il lettore direttamente nel bosco dove si svolge l’azione. Immaginatevi il povero cacciatore, disteso sotto un albero a fare un riposino dopo una lunga mattinata di caccia. La lepre, incuriosita da quel bipede addormentato, si avvicina cautamente al fucile, ignara delle conseguenze del suo gesto. Con un movimento maldestro, urta il grilletto e fa partire un colpo, svegliando di soprassalto il cacciatore e provocando un fuggi fuggi generale nel bosco.

Questa storia, seppur bizzarra e divertente, nasconde una profonda riflessione sulla natura umana e sui suoi limiti. Il cacciatore, addormentato e indifeso, viene sorpreso da un animale che, pur essendo preda, riesce a metterlo in difficoltà. La lepre, simbolo di velocità e astuzia, diventa invece protagonista di un evento accidentale che sconvolge l’equilibrio della natura.

Le ottave rime di Settimio Riboloni, dunque, non sono semplici narrazioni di fatti di cronaca, ma vere e proprie opere d’arte che ci invitano a riflettere sul mondo che ci circonda e sui suoi segreti. Se volete immergervi nell’atmosfera magica delle ottave rime e scoprire le storie più insolite della vita contadina di un tempo, non perdete l’occasione di approfondire la conoscenza di Settimio Riboloni e della sua poetica.

La strana caccia

Son pochi giorni bene mi rammento.
Lo vidi un gentiluomo andare a caccia
col proprio cane e tutto l’armamento 

pronto per prendere del lepre la traccia.

Io auguri feci a lui con lieve accento.
E lui rispose a me con allegra faccia. 

Se ’l lepre amico viene a capitare
questa mattina non mi può scappare.

E così detto, ven a seguitare
la strada che conduce in un boschetto
dove aveva deciso di cacciare 

e in questo punto sciolse il cagnoletto.

In un croci via lui si mise a stare
dove là a appassare era soggetto
frase diceva il cacciator prudente
se passa il lebre lo farò dolento

E per sta fermo più sicuramente
dietro un cespuglio si mi sa sedere

ciò s’aspettar dovesse lungamente
non gli dia la stanchezza dispiacere.

La sua prudenza qui non valse niente
perché uditori dovete sa(v)ere 

che poco dopo che si fa assettato

in questo luogo si fu addormentato.

Guardi il destino com’è preparato 

che nessuno lo vuole disviare.
Mentre dormiva tutto spensierato,

perc caso ’n lepre viene a capitare

Povera bestia aveva camminato 

nel suo viaggio e si voleva posare.

Che fosse un cacciatore non lo sapeva. 

Vicino a lui a quando si metteva

Quel cacciatore, il fucile teneva 

sopra delle sue gambe intraversato 

fuori da un lato il calcio lo sporgeva

con la cintura dove vi è impugnato.

Povero uomo, certo, non credeva 

che il destino per lui fosse spietato. 

Mentre dormiva poi venne a sognare 

di vede’ ‘l lepre e di stagli a sparare.

Sognando fermo non ci pote stare. 

Che un gesto fece lui for di misura. 

Chi potrebbe del lepre raccontare

Il gran spavento e tutta la paura?

Come un fulmine via venne a scappare

fra la cinta passò e l’impugnatura 

con tanto slancio come fa un alano

che gli levò ‘l fucile dalle mano.

Da lì non lo portò molto lontano

che da quell’arma lui si liberava.

Ma mentre quella stracinava al piano 

verso il padrone due colpi sparava.

Quel cacciator che forte la sua mano
si sentì usci il fucile si svegliava.
Lo vide il lepre co’ l’arma fuggire.
Mezzo addormito, non poteva capire.

Qui disse frasi ch’io provò a ridire
contro quel lepre lontano ormai
dicia bestiaccia dice non gioire
che un’altra volta me la pagherai

Di quel che hai fatto ti dovrai pentire
vedrai fucili più non ruberai
se non mi inganna il sonno e la scarogna,
te lo prometto me c’ar farrò ‘ll ogna.

Ma ringraziare Dio ora bisogna
che al fin dei conti non è andata male.
Se gli veniva fatta a ‘sta carogna
mi ci avrebbe mandato all’ospedale.

Così dicendo frairà e vergogna
concludeva la caccia questo tale
maledicendo un po’ la sorte del fato,
perché lo fece tanto sfortunato.

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