Pietro Fabbri: Il Poeta Pastore

Mentre Nazareno Guglielmi, il celebre “Cinicchia”, passò alla storia per le sue gesta da bandito, Pietro Fabbri (1853-1933) viene ricordato come il custode della parola cantata. Nato e vissuto tra i ritmi lenti della vita rurale, Fabbri non fu solo un poeta, ma un vero e proprio cronista in rima della sua epoca.
L’Arte dell’Ottava Rima
La forza di Pietro Fabbri risiedeva nella sua straordinaria capacità di improvvisazione. Tipico della figura del “poeta pastore”, Fabbri utilizzava l’ottava rima (una strofa di otto versi endecasillabi con rima ABABABCC) per narrare eventi quotidiani, dispute paesane o riflessioni morali. Questa struttura metrica, di origine colta ma adottata dal popolo, permetteva una memorizzazione facilitata e un ritmo incalzante, perfetto per essere declamato nelle piazze o durante le veglie.
I Temi della sua Opera
I versi di Fabbri sono un mosaico della vita umbra tra l’Ottocento e il primo Novecento. Nelle sue rime troviamo:
- La cronaca locale: Fabbri metteva in versi fatti di sangue, amori contrastati o l’arrivo della modernità (come la ferrovia), rendendo immortali episodi che altrimenti sarebbero svaniti.
- La fede e la natura: Profondamente legato alla terra, le sue ottave spesso celebrano la fatica del lavoro agricolo e il legame spirituale con il territorio.
- Il contrasto: Celebri erano le sue “dispute” poetiche con altri poeti locali, vere e proprie gare d’arguzia dove i contendenti si sfidavano a colpi di rime improvvisate.
Oggi, ricordare Pietro Fabbri significa onorare quella cultura orale che ha permesso a comunità come Morano di mantenere una propria identità forte. Se Cinicchia rappresentava il braccio armato della ribellione, Fabbri ne era la voce riflessiva e sapiente.






